Le italiane in Champions

Un rapporto difficile, fatto di momenti di esaltazione, ma anche di sofferenze. I club italiani sono stati per lungo tempo i dominatori d'Europa. La Juventus di Platini negli anni Ottanta, che vinse la Coppa Campioni oltre alla Coppa Intercontinentale e alla Supercoppa Europea, il Milan di Sacchi, a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, la Juve di Lippi, che nel 1996 alzò il trofeo, poi una finale di sole italiane, quella tra Milan e Juve nel 2003, infine l'Inter di Mourinho
Poi una lunga notte: la ricostruzione della Juventus, dopo la retrocessione e l'espropriazione di un paio di scudetti imposta dai tribunali sportivi, la crisi delle milanesi. In questo tempo il Napoli e la Roma sono riemerse come nuove formazioni valide nel campionato italiano (seppure finora mai vinto) ma non ancora in grado di competere con i maggiori club d'Europa. La Juventus è la sola, in questo periodo, ad essere riuscita a raggiungere nuovamente i massimi livelli continentali, perdendo però due finali. 
Ma il ritardo accumulato (soprattutto in termini di fatturato che, contrariamente a quanto pensano certuni, si costruisce come sta facendo la Juventus, e non è una manna dal cielo) è grande e difficile da colmare. Però certo ci si aspetta di più. L'ultimo turno di Champions ha mostrato dei limiti delle squadre italiane. La Juventus dopo essere stata sconfitta nettamente dal Barcellona (che aveva battuto l'anno prima ai quarti di finale) ha vinto questa sera contro l'Olympiakos, senza giocare benissimo, ma grazie ai colpi dei suoi campioni, Dybala, Mandzukic, Douglas Costa e soprattutto un Higuain redivivo; sì perché molti giornalisti avevano dato frettolosamente per morto l'attaccante argentino, dopo un paio di giornate senza reti; e invece lui si prende la soddisfazione di smentirli subito con un gol e un assist pur senza cominciare da titolare, uno sberleffo a chi lo definiva "poco decisivo". Ma senza dubbio ci sarà bisogno di una Juve molto più brillante contro lo Sporting Lisbona, squadra meno favorita ma che ha annientato l'Olympiakos e ha tenuto testa per lunghi tratti al Barcellona, e specialmente per il ritorno in casa contro i blaugrana. La Roma batte una squadra senza pretese come il Qarabag (che non si capisce cosa ci stia a fare in Champions) dopo una brutta partita e un errore clamoroso di Gonalons. Il Napoli vince contro il Feyenoord - altra squadra con evidenti limiti tecnici - senza mostrare il suo solito gioco spumeggiante e i suoi ritmi intensi, ma grazie ad alcune giocate di alta scuola di Insigne, Mertens e Callejon. Basta per squadre di basso livello, ma non basterà per i prossimi avversari, Sporting e Barcellona per la Juve, Chelsea e Atletico Madrid per la Roma e Manchester City per il Napoli.
Ci sarà bisogno non soltanto di un gioco migliore, ma anche di una concentrazione più alta. E qui torna l'inveterata abitudine italiana (e questo discorso vale in particolare per le ultime due, ma in parte anche per la Juve) di privilegiare il campionato rispetto alle coppe europee. Una questione di inconscio, ha detto Sarri, Eppure è stato proprio lui a decidere di far riposare Mertens proprio contro lo Shakhtar, entrato solo quando ormai era troppo tardi, invece che col Benevento (che è il Qarabag della Serie A). Come amano ripetere gli allenatori: "è una questione di mentalità".

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